L'"Orlando" si infuria tra i cavalli di Paladino

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Antonio Bozzo Un monologo tratto dall'opera dell'Ariosto e recitato tra le sculture dell'artista italiano Leopardi sentenziava, nelle «Operette morali», che gli scrittori grandi «hanno per destino di condurre una vita simile alla morte, e vivere, se pur l'ottengono, dopo secoli». Non è stato il caso di Ludovico Ariosto, grande quant'altri mai, che il suo tempo (il Cinquecento) lo visse intensamente, con la penna, alla corte estense, con le donne, con il teatro. Per questa vitalità che attraversa i secoli, Ariosto è nostro contemporaneo. Lo dimostra Stefano Accorsi, in scena al Franco...

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